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giovedì 24 novembre 2016

STORIA E TECNICA DELLA PIZZA NAPOLETANA, CON TANTA SCIENZA DENTRO

Sono trascorsi molti anni, ma finalmente ho trovato un libro in grado di esprimere la vera pizza napoletana, in modo completo. Si tratta de "La pizza al microscopio", scritto da Walter Caputo e Luigina Pugno e pubblicato da Gribaudo (2016).

Effettivamente sono 12 anni che lavoro nel settore della ristorazione e della pizza e ho indossato diversi abiti da lavoro, affrontando ogni giorno la scienza e la tecnica della cucina. Non mi era mai capitato di trovare un libro completo sulla pizza. Oggi, in commercio, esistono libri solo fotografici e didascalici oppure opere che contengono solo ricette o in alternativa libri che raccontano la storia di uno o più pizzaioli ed eventualmente le tradizioni locali e del territorio.

"La pizza al microscopio" è diverso: contiene la storia e la tecnica della pizza napoletana, ma anche tutti gli aspetti scientifici connessi. Soprattutto chimica, fisica e biologia. E poi ci sono gli esperimenti che, dal cuore della cucina, giungono al cuore della scienza. In fin dei conti si tratta di un libro per imparare un po' di scienza divertendosi.

Il primo a leggerlo dovrebbe essere chi lavora nel settore. Ma è un libro divulgativo, adatto quindi a tutti gli amanti della pizza (e non solo). Non a caso l'ho acquistato per me, ma ne ho acquistato anche una copia per fare un regalo. D'altronde Natale è vicino e poi... a chi non piace la pizza?

Dario Del Prete

domenica 21 luglio 2013

MOBILI FAI DA TE: CON I SOLDI RISPARMIATI VAI IN VACANZA

Primo Scaffale handmade in Italy by Walter & Luigina
Quello che vedete nella foto sembra un semplice scaffale (colmo di giochi). In realtà è molto più.

Innanzitutto rappresenta un gigantesco risparmio rispetto all'acquisto in un mobilificio. Abbiamo speso solo 18,81 euro (di materia prima) tra placche metalliche, viti, vernice e pennelli. Il resto della materia prima è costituito da bancali recuperati (quelli che si usano per trasportare merci).

Poi, lo scaffale nella foto è un ottimo modo per recuperare la manualità che abbiamo perso. Costruendolo ci si può riappropriare di un atto importante: fare un oggetto e vederlo finito (ed inserito poi nel nostro arredamento). D'altronde questo blog vuole informare i lettori su Risparmiare (che significa anche guadagnare: ad esempio i soldi non spesi potranno essere investiti in una vacanza) e Fare.

Non servono chissà quali strumenti, basta un martello ed un grosso cacciavite piatto da usare come punteruolo per separare i "piedi" del bancale (che poi verranno utilizzati come montanti per la scaffalatura, due per lato e uno posteriore). Poi occorre un cacciavite a stelle (o, meglio, un avvitatore, costo circa 10 euro) per fissare le placche metalliche che tengono la struttura) ed anche qualche chiodo nel caso il bancale abbia delle parti in cattivo stato da sistemare. E' molto utile una piccola levigatrice, che si può acquistare per poco più di 30 euro, altrimenti scartavetrare a mano tutto lo scaffale (prima di verniciare) diventa un po' pesante. In ogni caso la carta vetrata a grana grossa serve, poiché alcune parti (piccole) vanno levigate a mano. Dopo la levigatura, potete verniciare lo scaffale con il colore che più vi piace. Lasciate asciugare la vernice per qualche giorno e poi il mobile sarà pronto per fare bella mostra di sé in casa vostra. E voi avrete fatto anche un po' di utile esercizio senza pagare la palestra (altri soldi risparmiati !!!!).

Naturalmente si possono costruire tanti altri mobili diversi, da utilizzare per altri scopi. Probabilmente la vostra "fantasia artigiana" potrà suggerirvi numerose combinazioni e modelli. Ma se siete a corto di idee, c'è l'ottimo libro di Massimo Acanfora, che si intitola "E ora si Ikrea - 25 progetti per far da sé mobili con oggetti usati", pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2011.

Walter Caputo & Luigina Pugno - 21 luglio 2013


martedì 19 febbraio 2013

COMPOSTIERA FAI DA TE: CHIMICA E AUTOCOSTRUZIONE


Ogni anno parte della materia organica presente sul nostro pianeta "muore", si decompone, creando terriccio ricco di humus e profumato di bosco. Questo non avviene con gli scarti organici che produciamo in casa: essi, dopo qualche giorno, cominciano a puzzare.
Ciò è dovuto al fatto che la pattumiera non è un organismo vivente, mentre il bosco lo è. Al suo interno si trovano batteri, funghi, insetti, lombrichi, che al termine di una complessa sequenza di processi biochimici e catene alimentari trasformano le sostanze organiche in nutrienti e anidride carbonica e l'azoto in sali di azoto, che verranno assorbiti dalle piante.
Questi animaletti rimescolano la terra rendendola soffice, areata e permeabile all'acqua.

Ma come si forma l'humus?
Le grandi molecole organiche presenti nei vegetali (amidi, zuccheri, cellulosa ecc) diventano cibo per i batteri e per altri micro organismi che dalla degradazione di queste molecole di carbonio ricavano energia. Dal punto di vista chimico quello che avviene è un'ossidazione delle sostanze organiche ad opera degli "abitanti" del terreno. Il carbonio è tornato nell'atmosfera sotto forma di anidride carbonica, pronta per essere assorbita dalle piante verdi grazie all'energia solare e alla fotosintesi clorofilliana.
Dopo alcuni mesi di tutto ciò non resta che un terriccio fino ricco di nutrienti chiamato Compost.
Per la natura non esistono rifiuti, ma per l'uomo sì. E se io volessi trasformare  lo scarto organico che produco in humus, cosa dovrei fare? Riprodurre ciò che avviene in natura all'interno di una compostiera.

Ecco la ricetta per un buon compostaggio:
- biomassa finemente triturata
- giusta proporzione tra carbonio e azoto (30 a 1)
- aria a volontà
- acqua quanto basta al benessere di batteri, muffe e funghi
- batteri e microorganismi
- qualche lombrico
Mescolare il tutto e controllare che non manchino aria e acqua.

Nella compostiera si assisterà a questi eventi:
- sviluppo di muffe e batteri
- riscaldamento progressivo
- disgregazione dei componenti fino al 50%
- diffusione dei lombrichi

A seconda delle condizioni che si verificano all'interno della compostiera il compostaggio richiederà da qualche mese a tanti mesi. La giusta proporzione tra carbonio (carboidrati) e azoto (proteine) è il fattore più importante per la riuscita del compostaggio. Si può seguire la regola empirica di mescolare 2 parti di scarti freschi (scarti di cibo, carta) con 1 parte di scarti secchi (foglie secche).
Una volta fatte le proporzioni si deve procedere alla triturazione. Più la biomassa è fine, più veloce sarà il compostaggio. Ci son però sostanze organiche che non vanno usate e sono: ossa, carne, pesce, prodotti caseari, oli e grassi, lettiere di animali. 

In seguito la biomassa dovrà essere mantenuta umida. Umida, non bagnata, altrimenti l'aria non potrà diffondersi e invece di proliferare i batteri che ci servono, prolifereranno i batteri anaerobi che producono metano e puzza.
Siccome vogliamo creare compost e non gas per la cucina armiamoci di spruzzino e nebulizziamo. Ma come faccio a sapere se la quantità d'acqua è giusta? Il trucco sta nel prendere in mano un certo quantitativo di compost e strizzarlo, se esce acqua abbiamo esagerato e ci conviene aggiungere materia secca.

Compostiera con sottovaso
Il processo si è avviato se produce calore. Ovviamente la compostiera casalinga non raggiunge i 50-60° di una compostiera di un metro cubo, per questo motivo il processo sarà più lento, si parla quindi di compostaggio freddo. La terra è piena di batteri, ma io che il processo lo attivo nella compostiera di plastica mi devo procurare dei batteri e dei lombrichi. Dove li trovo? In un po' di terra e nel letame, che aggiungerò al tutto o nei negozi che vendono articoli da giardino/orto/pesca (pesca per i lombrichi). E' sempre comunque utile coprire il tutto con del terriccio per evitare invasioni di moscerini della frutta e odoracci.

Ora che so tutto ciò, come costruisco una compostiera?
Basta prendere un bidone di plastica da 46 litri (o più grande se si dispone di più spazio sul balcone) e un opportuno sottovaso.

Il fondo del bidone va bucato, in modo che il percolato possa filtrare e finire nel sottovaso.

Compostiera: dettaglio dello sportellino
 A circa 5 cm dal fondo vanno praticati dei fori per far passare una corda che possa sostenere una rete di plastica (che va fissata alla corda).

Ciò va fatto poichè deve rimanere del vuoto fra il compost e il fondo del bidone.

A questo punto occorre fare un buco di forma rettangolare al di sopra del livello della rete, che funzioni da sportellino per estrarre il terriccio. Basta usare un trapano e bucare quanto basta per introdurre un seghetto col quale si ritaglierà il rettangolo. Poi il rettangolo tagliato va fissato con una cerniera in alto e un piccolo meccanismo di chiusura in basso (un gancetto con un anello).

Compost in via di formazione
Infine, fate un bel po' di buchi sul coperchio e sui fianchi del bidone.

Spesa in materie prime: 19,90 euro. Spesa per un chilo di acceleratore di compostaggio 9,30 euro. Lavoro: 2 ore.

Divertimento assicurato.

Ah, dimenticavo, ecco una bella foto del compost in via di formazione. Cominciate anche voi a produrre terra fertile: il vostro orto sul balcone ne ha bisogno!!!

Luigina Pugno - 19 febbraio 2013

N.B.: Tutte le foto della compostiera fai da te sono state scattate da Walter Caputo (il quale ha dato anche una mano all'autrice per la costruzione).


mercoledì 28 novembre 2012

PSICOTERAPIA LOW COST

Pensate che il titolo sia uno scherzo? Non lo è. Siete abituati a pensare di pagare molti, ma molti euro per una seduta di psicoterapia? Ebbene, i tempi sono cambiati. Scopo di questo blog è (anche) segnalare tutte le opportunità di risparmiare pur acquistando prodotti o servizi qualitativamente validi.

Esiste un apposito progetto di psicoterapia low cost, ideato dall'Associazione E.C.O., e destinato a tutti coloro che non possono permettersi di spendere tanto, ma che comunque ci tengono alla propria salute e al proprio equilibrio psichico.

In particolare la Dott.ssa Pugno, nel suo sito, spiega chiaramente cosa sia una psicoterapia, cercando di eliminare una serie di luoghi comuni, tra i quali ad esempio la durata di una terapia psicologia.

Allora, cosa state aspettando?

Walter Caputo - 28 novembre 2012